I docenti del Polo Fermi-Giorgi dicono no alla riforma degli Istituti Tecnici

I docenti del Polo Fermi-Giorgi dicono no alla riforma degli Istituti Tecnici

I Docenti del Polo Fermi Giorgi, visto il DL 45/2025 convertito nella legge 79/2025 che definisce la modifica dell’assetto ordinamentale, osservano quanto segue.

Premesse normative e tempistiche:

• il decreto – pubblicato in data 9 marzo 2026 – introduce considerevoli modifiche a discipline e quadri orario ma ne dispone l’applicazione a partire dall’anno scolastico 2026/2027 senza contemplare alcuna fase di transizione;

• l’immediata efficacia della norma incide su iscrizioni già completate, alterando in modo rilevante la tipologia dei percorsi del precedente ordinamento che sono stati invece alla base delle attività di orientamento e delle iscrizioni: la riforma, dunque, non solo svuota di senso le attività di orientamento in entrata offerte dalle scuole ma compromette, di fatto, l’esercizio di una scelta consapevole da parte di studenti e famiglie.

Criticità organizzative e didattiche:

• alle scuole viene imposta una definizione degli organici in tempi incompatibili con una meditata programmazione didattica;

• i Collegi dei Docenti sono posti nelle condizioni di discutere o deliberare in condizione di urgenza e precipitosamente in merito all’utilizzo del curricolo di istituto;

• non sono state pubblicate le nuove Linee guida delle discipline, con evidenti criticità nella scelta dei libri di testo, in particolare per le nuove materie introdotte nel primo biennio;

• il nuovo assetto del biennio specialistico – non più configurato come comune – limita fortemente la possibilità di passaggi tra Indirizzi, anticipando la scelta formativa che può risultare prematura. Ciò rischia di incidere negativamente sul fenomeno della dispersione scolastica considerando che molti alunni modificano il proprio percorso tra il primo e il terzo anno, segnalando la necessità di una fase iniziale più flessibile e orientativa;

• l’introduzione nel biennio di un’unica disciplina relativa all’ambito delle Scienze sperimentali che comprende più insegnamenti (chimica, fisica e scienze naturali) comporta un abbassamento dei requisiti educativi dovuto a una diminuzione di ore di lezione con un bilancio negativo di 99 ore di scienze sperimentali nel primo biennio. Di fatto le ore di autonomia scolastica compensano solo in parte la decurtazione (cfr. nota n. 1397 del 19 marzo 2026 relativa alle 66 ore di flessibilità del biennio) e ciò contrasta con il principio dichiarato dal riassetto ordinamentale ovvero rafforzare le competenze generali scientifiche;

• la riduzione di 33 ore annuali di insegnamento di lingua e letteratura italiana nella classe quinta rappresenta una scelta culturalmente regressiva in contraddizione con l’obiettivo dichiarato nell’art. 1 del D.M. ovvero il rafforzamento delle competenze generali linguistiche; l’istruzione tecnica deve sì favorire l’acquisizione delle competenze specifiche e trasversali funzionali allo sviluppo della professionalità in ambito lavorativo o alla prosecuzione degli studi nell’istruzione terziaria ma resta per noi attuale la raccomandazione di F. De Sanctis agli studenti del Politecnico di Zurigo: “prima di essere ingegnere voi siete uomini, e fate atto di uomo attendendo a quegli studi detti da’ nostri padri umane lettere,’ che educano il vostro cuore e nobilitano il vostro carattere”;

• la riduzione di 33 ore annuali sulle materie di specializzazione nella classe quinta, sommato all’enorme aumento di ore di Formazione Scuola Lavoro nel quinto anno, rimandano ad un impoverimento della formazione degli alunni, a discapito dello sviluppo di un ragionamento critico in ambito tecnologico. Appare evidente come si voglia spingere l’istituto tecnico verso una scuola che avvia solo al lavoro invece di dare, come avviene oggi, agli studenti e alle studentesse la possibilità di poter scegliere tra formazione universitaria e lavoro.

• per l’Indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia, le materie tecniche caratterizzanti il triennio finale vengono radicalmente trasformate senza motivazioni didattico-pedagogiche per uno stravolgimento di questa portata. Scompare la parola “progettazione”, elemento caratterizzante di tutti i percorsi di formazione tecnica, a vantaggio di competenze professionalizzanti.

Valutazione di merito:

• l’introduzione di un così elevato numero di ore di materie di tecniche di specializzazione al biennio, senza aumentare sensibilmente le ore di compresenza e soprattutto senza investire economicamente sui laboratori in termini di spazi e attrezzature, dimostra una inaccettabile mancanza di visione realistica della politica sullo stato della formazione tecnica italiana, proseguendo su di un percorso di riforme inadeguate che continua da diversi decenni, incentrato solo sul risparmio di risorse.

• la tendenza a favorire le competenze maggiormente professionalizzanti nel biennio rischia di determinare un impoverimento della formazione complessiva degli studenti

e di compromettere l’equilibrio – fino ad ora valido – tra preparazione al mondo del lavoro e accesso ai percorsi universitari;

• riteniamo che interventi di tale rilevanza debbano necessariamente essere frutto di un’approfondita riflessione mentre una riforma tanto significativa pare essere imposta senza adeguati tempi di confronto e condivisione e senza un effettivo coinvolgimento della comunità scolastica.

Premesso, ritenuto e considerato quanto di cui sopra, i Docenti firmatari del Polo Fermi Giorgi esprimono la propria contrarietà alle modalità, alle tempistiche, alla logica e all’impianto complessivo del provvedimento pertanto:

  • esprimono parere motivatamente negativo in merito all’adozione dei nuovi quadri orari e all’impianto complessivo della riforma per l’anno scolastico 2026/27;
  • chiedono formalmente al Ministro dell’Istruzione e del Merito la revoca del provvedimento di riordino dell’istruzione tecnica;
  • richiedono, in subordine, lo slittamento dell’avvio della riforma all’anno scolastico 2027/2028, affinché si possa instaurare un reale e costruttivo confronto che coinvolga l’intera comunità scolastica, restituendo centralità al pensiero critico e ai bisogni formativi degli studenti, oltre l’esclusiva logica del mercato del lavoro.

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