Comunicato del Collettivo lavoratori GKN in risposta al presidente di Confindustria.

Comunicato del Collettivo lavoratori GKN in risposta al presidente di Confindustria.

Pubblichiamo il testo integrale del comunicato del Collettivo dei lavoratori della GKN in risposta alle dichiarazioni del presidente dell’ Inps Tridico e del presidente di Confindustria Bonomi.
E’ arrivato il nostro settembre. Lo stavamo aspettando. E’ arrivato con qualche giorno di anticipo. Lo avevamo detto: la mail che ci è arrivata il 9 luglio è stata forse scritta materialmente dagli avvocati di Melrose, l’ha mandata il fondo finanziario, ma è stata scritta idealmente da tutti coloro, da quelle forze, che negli ultimi decenni hanno deregolamentato, attaccato, frustrato il mondo del lavoro.
Queste forze sono state in un imbarazzato silenzio fino ad oggi, nascoste o forse travolte dalla solidarietà incondizionata che abbiamo ricevuto dal territorio. Ma non sono di certo sparite. E ora che giungiamo al dunque, con le lettere di licenziamento pronte ad arrivarci dal 22 settembre in poi, eccole riprendersi la ribalta. Come già successo in tutte le vertenze prima di noi, per scrivere e riscrivere altre decine di volte quella mail.
Avevamo già annusato quale era la “narrazione” con l’intervista uscita su Repubblica al presidente dell’Inps Tridico dove si gridava al “boom di nuovi occupati”. E dove il caso Gkn viene bollato come una delle tante “crisi aziendali precedenti”. Tridico di Gkn non sa nulla. Se vuole venire qua in fabbrica, forse impara qualcosa.
Dovrebbe però almeno sapere leggere i dati. I 400.000 nuovi posti di lavoro sono sul confronto del primo semestre 2020 e vanno messi a confronto con i 945.000 posti di lavoro persi durante l’anno (fonte la Repubblica, 6 aprile 2021). Posti di lavoro, ricordiamolo, persi durante il blocco dei licenziamenti. Andrebbe tra l’altro analizzata la composizione di questi nuovi contratti. E andrebbe infine ricordato che serve a poco gioire per i nuovi occupati nel paese del Jobs Act e del licenziamento facile.
Andrà tutto bene, va tutto bene. Salvo scoprire ad esempio che per il 2021 l’Inps non coprirà i giorni di quarantena, per mancanza di stanziamenti. E chissà se Tridico sa. Se sa ad esempio di essere intervistato da una testata il cui bilancio è passato da 200 milioni nel 2018 agli attuali 80. Dove è in corso un piano di ristrutturazione che ha portato alle dimissioni la rappresentanza sindacale dei giornalisti (fonte Il Fatto Quotidiano del 16 agosto). Chissà se Tridico sa che il gruppo Gedi che detiene la Repubblica è della famiglia Agnelli. Gli ultimi probabilmente ad avere l’interesse a evidenziare come il caso Gkn non sia affatto un caso isolato, ma il potenziale preludio di una ecatombe di posti di lavoro nell’automotive e di un ulteriore ridimensionamento della presenza di Stellantis in Italia. Chissà se i nostri colleghi in Repubblica provano il nostro stesso bisogno irrefrenabile di insorgere quando leggono certe interviste. A loro va comunque la nostra solidarietà per la situazione del gruppo.
E la narrazione di Tridico è ripresa a piene mani da Bonomi, il presidente di Confindustria. Non possiamo entrare in tutti i temi sollevati dall’intervento di Bonomi. Ci limitiamo a dire due cose: in primo luogo, che si tratta di un attacco a tutto campo, che tocca noi, le organizzazioni sindacali, le colleghe e i colleghi del pubblico impiego. E per questo la domanda è rivolta a tutti: quanto ancora siamo disposti a tollerare? Noi il nostro invito lo abbiamo già lanciato: #insorgiamo
In secondo luogo confessiamo che proviamo una certa invidia per Bonomi. Noi siamo gente che quando sa di essere in ritardo a pagare un bollettino alla posta, di avere saltato il pagamento di qualche bollo o di avere bucato per sbaglio un semaforo, si tormenta la notte su come mettersi in regola rispetto ai propri “crimini”. Bonomi invece è lì. Tronfio, con quell’arroganza tipica di chi sa di essere padrone e di averla sempre spuntata, con quel fare thatcheriano che ben si sposa con i dirigenti di Melrose, a pontificare proprio sul tema pandemico. Lui, proprio lui, che proviene da quella Lombardia fresca del caso Bergamo e del ruolo giocato da Confindustria.
Bonomi attacca la proposta di legge Orlando-Todde come “punitiva nei confronti delle aziende”. Quella legge non punisce proprio nulla. Anzi, la sua principale debolezza è proprio nella parte sanzionatoria. Da quel che possiamo leggere e apprendere dai giornali, l’ultima bozza non comprendeva nemmeno più la sanzione del 2% alle aziende.
Né si tratta di una legge “salva-Gkn”. Ma solo di una legge che imporrebbe banalmente alle aziende un maggiore obbligo di preavviso. Né di una legge che impedisce le delocalizzazioni ma che ne proceduralizza l’attuazione. Una legge che nel suo spirito complessivo va esattamente in bocca a Melrose.
Eppure Confindustria interviene a piangere. Come nel detto popolare “piangono e fottono”. E il Governo immediatamente rincula, aprendo alla discussione con Confindustria (fonte la Stampa, 22 agosto). Come se avesse mai aperto alla discussione con noi. Una bozza di legge che contiene poco, rischia di diventare meno di nulla.
Lo diciamo con la franchezza che ci contraddistingue. Quella di Bonomi è una dichiarazione di guerra, una entrata a gamba tesa in questa vertenza e quindi nelle vite nostre e dei nostri familiari. Ne discuteremo in assemblea e valuteremo di conseguenza nuove date e nuove scadenze di mobilitazione.
Confindustria Firenze e Toscana prendano le distanze da quanto detto da Bonomi.
Ribadiamolo infatti: questa non è un’azienda in crisi. Gkn Firenze è stata trasformata in un prodotto finanziario e chiusa. La fabbrica reale potrebbe ripartire in qualsiasi momento. Più e meglio di prima. La transizione con l’elettrico non c’entra nulla. Le nostre produzioni ci sono e sono lì, sulle linee Stellantis.
“Loro” piangono e fottono. Noi no. Noi sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re. Diventan tutti tristi se noi piangiam. E infatti siamo allegri. Allegri e in lotta. Di una allegria irrefrenabile. E quindi, mettetela come volete, vi ribadiamo il concetto: non osate far partire quelle lettere.
Questa è casa nostra e da qua non ce ne andiamo. #insorgiamo

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